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L'arte dell'Aero

10. dicembre 2016 — BMCSwag
BMCSwag

E' intorno a te. Lo senti tra i peli delle braccia. Invisibile, inaudibile, senza odori, eppure sempre lì. Cosa significa vento per il ciclista? La stessa cosa che per me e te? Può essere d'aiuto per andare più forte ma, una volta superata la soglia dei nostri limiti fisici, diventa il detonatore di qualcosa che ci trattiene. Per un ciclista non ci sono molti altri elementi naturali con un tale potere intrinseco. Il vento è il nostro miglior amico e peggior nemico, una maledizione e una benedizione. E' anche una vera e propria ossessione in BMC da molto tempo. La nostra infinita corsa per ingannare un tale nemico, nonché il lavoro fatto proprio grazie ad esso, rappresentano una storia che merita di essere raccontata...

Il nostro primo tentativo di ingannare madre natura

L'equilibrismo dentro al tentativo di scansare o accogliere, di amare o odiare il vento può essere tortuoso. Durante l'anno in Svizzera passiamo attraverso quello che succede dappertutto. Pedaliamo con fatica nel vento contrario per andare al lavoro, cerchiamo di sfuggirgli, ci abbassiamo sempre più giù e pensiamo già a quando sarà a favore nel viaggio di ritorno a casa ma nessuno ha il potere di sfuggirgli. Per questa ragione, fin dai primordi delle tubazioni aerodinamiche in forme radicali, abbiamo sempre cercato il modo di ingannare madre natura e la sua maledizione sui ciclisti.

Nel 2002, gli ingegneri BMC si impegnarono per la prima volta nella costruzione della bicicletta da cronometro che fosse il superamento di tutto quanto visto fino ad allora. Ogni ricerca sul campo in qualsiasi settore fu scandagliata all'inseguimento di una conoscenza davvero complessiva: vela, Formula 1, aeronautica, bob, slittino, kite surf, golf, una lista infinita di ispirazioni. Se esiste un veicolo in qualche modo collegato all'azione del vento, potete essere sicuri che gli ingegneri in BMC l'hanno studiato, anche se non è minimamente collegato alle due ruote. I primi risultati però, ci mostrarono che combattere madre natura sarebbe stato molto più complicato di quanto sembrasse. Più aumentavano le conoscenze e più la sfida si faceva ardua, ma dopo due anni di studi e ricerche raggiungemmo un punto fermo: la criticità risiede nella combinazione tra l'atleta e la macchina. L'efficienza aerodinamica viene da molto di più che dalla sola forma della bicicletta, viene da una bicicletta che sia unica e personalizzata come un'estensione del corpo dell'atleta. Uomo e macchina devono essere visti come un veicolo complessivo.

Nel 2004 fa la sua comparsa la Time Machine TT01. La bicicletta da crono con l'aerodinamica più avanzata mai vista in circolazione era disponibile solo su ordinazione, naturalmente costruita in Svizzera. Ogni esemplare veniva progettato da zero, con tecnologie aerodinamiche esclusive e studio individuale della posizione, lasciando la concorrenza al palo e dando il via ad anni di imitazioni. Il fatto che l'atleta sia causa del 70-80 % della resistenza aerodinamica non è un segreto ma a causa della complessità del tema la cosa viene sistematicamente ignorata. Invece la Time Machine TT01 è stata costruita per la velocità, introducendo nel settore novità assolute, come la forcella a cerniera, il cockpit integrato e soprattutto il concetto che la possibilità di variare la posizione dell'atleta è importante tanto quanto il profilo del telaio.

Mettere l'atleta al centro dell'equazione

Immediatamente dopo il lancio della Timemachine nel 2004, la ricerca di nuove conoscenze ricominciò immediatamente. Armati di un'infinità di modelli in resina e di prototipi di telai, le nostre squadre di progettazione e di design cominciarono una campagna mondiale di scambio con i maggiori esperti di biciclette aero. Dopo numero esperienze nelle gallerie del vento dell'America del Nord e d'Europa, cominciò nuovamente ad emergere una visione comune dai dati raccolti. La superficie frontale di attacco avrebbe dovuto essere più pulita possibile e tutti i particolari integrati. Ma, con nostra grande sorpresa, nessuno sembrava preoccuparsi del ciclista a meno del solito discorso di farlo mettere giù, sempre più giù. Certo, coinvolgiamo sempre le nostre squadre di strada e triathlon nello sviluppo dei prodotti ma in questo caso sappiamo anche che loro sono in grado di mantenere posizioni in sella che noi non riusciamo a tenere. Loro sono pagati per essere aerodinamici ed hanno schiere di allenatori e preparatori pronti ad aiutarli. Per il resto di noi, piegarsi in due in quella maniera, non è un'opzione.

Inserire Vmax=p2p x subA: una formula imbattibile, per rompere i record del mondo

Portare la realtà dell'aerodinamica a tutti, con un'applicazione veramente commerciale, è stata una sfida stimolante per i nostri ingegneri, quella che si sarebbe finalizzata con il lancio della Timemachine TM01 nel 2011, seguendo la ricetta aerodinamica Vmax = p2p x subA. Per i nostri atleti professionesti i risultati furono immediati e dirompenti. Una vittoria in classifica generale al Tour de France, maturata grazie ad una clamorosa vittoria di Cadel Evans nella crono individuale, seguita a ruota da un tempo da record del mondo assoluto nella frazione ciclistica su distanza Ironman.

Anche i dilettanti pedalano aero

Altrettanto importante di un Ironman o della velocità di una prova WorldTour e l'adattabilità della posizione dell'atleta al concetto Position-to-Perform (p2p). Un attacco manubrio ed un reggisella ampiamente regolabili, lasciano all'atleta la possibilità di crearsi una posizione sostenibile, eliminando la perdita di performance aerodinamica della bicicletta. Tutti i ciclisti possono trovare la loro posizione ideale, comoda e performante, senza sacrificare l'aerodinamica complessiva e l'integrazione delle parti. La diffusione della serie Aero di BMC tra gli atleti dilettanti è stata confermata diverse volte dalla conte delle bici, la Kona Bike Count al Campionato del Mondo Ironman Triathlon.

Il nostro progetto per la prossima generazione: consolidare il vantaggio

Mentre la nostra posizione in termini ingegneristici e di design è chiara (che l'atleta pesa il 70-80 % dell'equazione aerodinamica), la sola maniera di assicurare la performance aerodinamica è assecondare le inclinazioni dell'atleta per permettergli di mantenere la posizione aero per tutta la durata della gara. Semplice. E facilitare quest'operazione è stato il nostro obiettivo per un decennio. Da ruota a ruota, dalla testa ai piedi, abbiamo messo in condizione gli atleti di trovare la loro posizione aerodinamica comoda, con un profilo del telaio ed un'integrazione dei componenti che completasse il look, la sensazione e la performance di quello che una vera bici aero dovrebbe essere. Dal lancio della Timemachine nel 2011, abbiamo continuato nel nostro appassionante lavoro di amalgamare ciclisti con potenti telai aerodinamici, mentre dietro le porte del nostro Impec Lab proseguivamo lo sviluppo di nuovi e rivoluzionari progetti per portare in avanti l'innovazione, ancora una volta.

 

 

La nostra recente collaborazione con lo specialista della Formula 1, la svizzera Sauber, ci ha aperto le porte a nuove possibilità. La galleria del vento all'avanguardia di Sauber Engineering a Hinwill è diventata il terreno di prova delle nostre più recenti esplorazioni in campo aerodinamico. Con l'aiuto dei loro esclusivi metodi di acquisizione dei dati grazie ai loro enormi supercomputer , abbiamo rilanciato la nostra perpetua rincorsa nello studio del design del telaio e dei componenti con coscienzioso puntiglio. Oggi, un progetto di tre anni destinato alla definizione le più bilanciate forme aerodinamiche delle tubazioni del telaio per la stabilità da vento contrario e da vento laterale, ci ha condotti alla più raffinata bici da Triathlon e da cronometro mai vista. Senza alcun compromesso sul nostro punto fisso dell'adattabilità alla posizione dell'atleta, la nostra ultima creazione è in grado di dare ai corridori contro il tempo la velocità con i venti contrari e la stabilità con i venti laterali per essere sicuri di superare tutti i loro record, ancora e ancora.

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